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Nba Playoffs 2015
Atlanta Hawks – Il club della Georgia ha surclassato ogni più rosea previsione, soprattutto se pensiamo che appena 12 mesi fa si qualificava come fanalino di coda della Eastern Conference. In molti si aspettavano un calo d'intensità del club, come era accaduto nello scorso campionato ai Blazers (tanto per fare un esempio) ed invece il team ideato da Ferry (esiliato per commenti pseudo-razzisti in direzione di Deng) ha macinato vittorie su vittorie non conoscendo, almeno per ora, la parola “fatica”. I playoffs sono un territorio “nuovo” per i giovani Hawk, ma almeno a priori, con Cleveland, sono i favoriti per arrivare sino in fondo (anche se i detrattori sono dietro l'angolo e pronti a citare quanto accaduto sempre lo scorso campionato con i Pacers – “scoppiati” in post-season).

Brooklyn Nets – Qualificatosi per il rotto della cuffia, gli ex-New Jersey, difficilmente ricorderanno in modo positivo l'attuale stagione regolare. Il campionato, infatti, iniziò con secche critiche nei confronti del trio motore Johnson-Lopez-Williams “accusati” - comunque lo stipendio non l'hanno deciso da soli - di percepire una enorme retribuzione e di produrre ben poco. Resi “disponibili” a scambi, le voci su Williams e Lopez si sono susseguite senza sosta generando malcontento, delusioni e (ovviamente) sconfitte. Il possibile addio di Prokohorov (magnate russo messo in crisi anche dalla perdita di valore del rublo) portò all'apice i Nets con 10 sconfitte in 12 partite fra Gennaio e Febbraio. Con la chiusura del mercato senza nulla di fatto (unico ad andarsene KG) i rumors si sono placati ed il completo recupero del duo Williams-Lopez ha aiutato i Bianco-Neri ad arrivare in zona playoffs (complice anche gli infortuni ad altri club quali Bobcats e Pacers). Difficile pronosticare una corsa oltre il primo turno, mentre l'estate si prevede molto “calda”.

Toronto Raptors – Unico team con record positivo nella Atlantic Division, i Canadesi, si ripropongono ai playoffs con un bilancio “fotocopia” di quello dello scorso anno (una vittoria in più) che, però, gli vale il quarto posto invece del terzo. L'Air Canada Centre tornerà ad essere incredibilmente gremita (difficile dimenticare l'affluenza dello scorso anno) e questa volta i Dinosauri cercheranno di fare valore il fattore campo dopo la “beffa” di Paul Pierce (che rivedranno, ma in maglia Wizards) di gara 7 dei playoffs 2014. L'accesso al secondo turno, considerato anche il sopracitato record “fotocopia”, sarebbe indice di crescita del team le cui ambizioni non sembrano essere da titolo, ma di sicuro potranno lottare ad armi pari per almeno per un paio di turni.

Washington Wizards – Capitanati da John Wall, diventato l'emblema del club, i Wizards sono partiti con il piede giusto e con la “caduta” degli Heat (addio di James), almeno a priori, sembrava destinati a fare la voce grossa nella South-Eeast Division. Sorpresi, come tutti, dagli Hawks la rivalità fra i due club e bruscamente terminata con l'anno nuovo. Gennaio e Febbraio, infatti, sono stati i mesi più “bui” per gli Stregoni capaci poi di riprendersi nella fase finale (approfittando anche del calendario favorevole – incontri a “ripetizione” con 76ers e Knicks, ma anche una vittoria importante ai danni degli Atlanta Hawks). Arrivati allo stesso piazzamento del 2014, avranno di fronte dei Raptors sicuramente più determinati di quanto invece fossero i Bulls degli scorsi playoffs. Se dovesse arrivare un'eliminazione al primo turno, purtroppo per Walls & co., sarebbe un passo indietro nella crescita del club.

Chicago Bulls – Perso Rose a “metà strada” i Bulls, che ormai hanno fatto l'abitudine con il dentro/fuori di D-Rose, sono comunque stati capaci di andare avanti senza il proprio miglior giocatore e di re-integrarlo una volta ritornato. Parlando di “integrazione” quella di Pau Gasol è andata alla perfezione. Il ritorno di Rose, che sembra davvero recupero dall'ennesimo infortuno al ginocchio, potrebbe fare da propulsore al club che si appresta a fare i playoffs finalmente al 100% (dopo tanti anni di infortuni a giocatori chiave).

Milwaukee Bucks – Il primo anno di Kidd sulla panchina dei Bucks si conclude in modo più che decente con un record al 50% e la sesta posizione nel ranking della Eastern. Orfani di quello che avrebbe dovuto essere il lungo titolare per tanti anni a venire, Sanders (ritiratosi per motivi personali), i Cerbiatti sono stati anche in grado di assorbire senza intoppi l'acquisto Micheal Carter-Williams arrivato da Philadelphia. Il rookie dell'anno, “accusato” dai Sixers di affossare le proprie statistiche, ha subito trovato i suoi spazi come del resto aveva fatto il “vecchio” Kenyon Martin chiamato da Kidd a sostituire il sopracitato Sanders. Difficile riescano a fare il miracolo (su quattro incontri con Chicago in stagione regolare, tre sconfitte – anche se la sfida di aprile è risultata una W per i Bucks) il team del Wisconsin potrebbe aver trovato un buon nucleo sul quale contare negli anni a venire.

Cleveland Cavaliers – Il ritorno di James, l'acquisto di Love e la conferma di Irving hanno mandato in “delirio” il pubblico di Cleveland al punto di far indire una “lotteria” per assegnare i posti nel palazzetto dei Cavs (ed evitare l'acquisto di tutti i biglietti da parte di pochi quindi la rivendita a prezzi spropositati). Chi ha assistito alle prime partite dei nuovi Giallo-Rossi, però, non avrà gioito molto in quanto James e soci hanno vissuto un paio di mesi con il record fra il negativo ed il 50%. Con il passare dei mesi, e le varie addizioni (in testa a tutti J.R. Smith), il team targato Ohio si è riportato sulla “retta via” andando a chiudere solo dietro agli inarrivabili Hawks. L'unico ad avere esperienze “importanti” a livello playoffs è James, basterà per la corsa al titolo 2015?

Boston Celtics - Se i Nets all'ottavo piazzamento sono una sorpresa, i Celtics al settimo hanno a dir poco dell'incredibile. A poco più di un mese dall'avvio di campionato Ainge, presidente del club, optò per la ricostruzione “totale” spingendo il bottone della trade di Rajon Rondo (mandato a Dallas). L'arrivo ed il taglio immediato di Nate Robinson sembravano confermare la stagione nei bassi fondi, ma la svolta era dietro l'angolo: l'arrivo di Isaiah Thomas acquistato nel giorno della dead-line dai Phoenix Suns. Boston, complice anche la “scomparsa” dai radar di team quali Miami, Indiana e Charlotte, partita dopo partita ha trovato il giusto assetto arrivando al mese di Aprile che ha incornato Stevenson coach del mese con 7 vittorie e 1 sconfitta. Pensare di superare il primo turno ha del fantascientifico, ma di sicuro il 2014/15 potrebbe essere un ottimo punto di partenza per i Bianco-Verdi. Menzione d'onore per Gigi Datome capace di brillare da subito, nonostante “l'umiliante” esperienza nella MoTown. .

Golden State Warriors
– All'incirca dodici mesi fa la dirigenza dei Warriors decise di stringere la mano e salutare coach Mark Jackson. La scelte generò non poche polemiche perchè Jackson nel 2013 era stato in grado di dare un'identità al team, riportarlo ai playoffs e superare il primo turno. Nel 2014, però, la cavalcata dei “Guerrieri” si era arrestata agli ottavi di finali e le frizioni con una parte dello spogliatoio portò la dirigenza alla decisione dell'addio. Steve Kerr, scartata l'offerta Knicks, si insediò nella Baia con due “spettri” da affrontare: il primo anno su una panchina NBA e l'inevitabile paragone con il predecessore. Alle sue dipendenze Curry (candidato MVP), Thompson, Iguodala & Co. hanno iniziato il campionato con il piede sull'acceleratore, da dove non l'hanno mai tolto. I detrattori sono sempre dietro l'angolo (discorso analogo per gli Hawks, ovvero l'aver “sfruttato” troppo i giocatori in campionato rischiando di averli privi di energia nella post-season), ma senza ombra di dubbio Kerr è il candidato numero uno per il trofeo di coach dell'anno e la stagione 67-15 (campioni della Western Conference) è già passata agli albi d'oro della franchigia. La loro missione e le aspettative sono quelle di vederli arrivare sino in fondo. Impresa come sempre non facile nella Western.

New Orleans Pelicans – Il “mono-sopracciglio” Davis, come viene chiamato da molti tifosi, nel giro di tre stagioni ha fatto completamente dimenticare l'addio di Chris Paul. Solo tre anni fa, infatti, gli allora Hornets chiudevano con un bilancio dove le “W” si fermavano a quota 21 ed il futuro pareva tutto tranne che splendente. Nell'attuale campionato le vittorie sono cresciute sino a quota 45 che sono valse ai Pellicani la qualificazione (giunta nell'ultima giornata di campionato) per i playoffs a discapito degli Oklahoma City Thunder (ricordiamo OKC aveva “adottato” gli Hornets proprio nell'era Paul in seguito all'uragano Catrina del 2008). Davis ha anche sciolto anche tutti i dubbi sulla capacità di essere un vero leader. Capace di incrementare i suoi numeri stagione dopo stagione, Anthony, è diventato l'uomo franchigia dei Pellicani che hanno scommesso sui giocatori “giusti” (vedi Evans, Gordon o Anderson). Il 2015 sarà il loro “battesimo” ai playoffs che potrebbe risultare l'inizio di una nuova dinastia.

Memphis Grizzlies – Gli ex-canadesi della British Columbia continuano a confermarsi una presenza nella post-season anche se l'ultima apparizione non era stata delle migliori. Qualificati con il numero sette, nel 2014, erano stato eliminati dai Thunder in sette partite. Di sicuro non il risultato sperato dai Grizzlies che nel 2013 avevano tagliato il traguardo più alto della loro storia con le Finali di Conference (spazzati vai dagli Spurs). Il nucleo del team resta sempre fedele (il trio Gasol-Randolph-Conley) e nonostante siano arrivati quinti avranno il fattore campo a discapito dei quarti (ovvero i Blazers con record più bassi, ma campioni della loro division). In estate le due “torri” (Zach e Marc) saranno entrambi fee-agent e se la corsa ai playoffs non dovesse dare i risultati sperati, potrebbero iniziare a guardarsi in giro (il che non escluda un possibile non-rinnovo da parte della dirigenza).

Portland Trail Blazers – Gli infortuni continui a Kevin Durant hanno messo in crisi i Thunder e permesso rapidamente ai Blazers di posizionarsi ai vertici della propria division e chiuderla da campioni (Jazz, Nugges e Wolves non sono mai entrate in discussione per il titolo). Dimenticate le “tristi” storie di Roy e Oden (ko per problemi fisici) il team trascinato dalla coppia Lillard-Aldridge per il secondo anno di fila chiude con più di 50 vittorie. Nel 2014 eliminarono i Rockets nonostante il fattore campo avverso per poi cedere il passo ai futuri campioni di San Antonio (4-1). Nella sfida contro gli Spurs a mancare fu soprattutto l'esperienza che invece in “casa” Popovich abbondava e tutt'ora abbonda. Ancora una volta, tornando ai giorni nostri, i Rosso-Neri partono con il fattore campo a sfavore, ma i tifosi dell'ex-Rose Garden (ora Moda Center) sono comunque pronti a sostenere a gran voce (non a caso fra i più “rumorosi” della lega) i beniamini di casa per tutta l'avventura playoffs 2015.

Los Angeles Clippers – Rapidamente scomparsa la rivalità con i Lakers, sprofondati negli abissi della classifica, il campionato dei Clips è stato messo in ombra dall'esplosione dei sopracitati Golden State. I Warriors, già dall'altranno uno dei principali “nemici” dei Clips, si sono insediati ai vertici non solo della Pacific Division, ma di tutta la Western Conference ed il “secondo” team di Los Angeles non è mai riuscito a tenere il passo dei diretti avversari. Con un “core” team identico a quello dell'anno scorso i Clippers hanno replicato il record, a dire il vero una vittoria in meno, ma di sicuro i Bianco-Rossi potranno disputare dei playoffs più “tranquilli” e con più concentrazione di quanto invece accaduto 12 mesi fa. Proprio in questo periodo, un anno fa, infatti il club di Los Angeles veniva investito dallo scandalo Sterling (ovvero i commenti razzisti registratati dalla fidanzata/escort dell'owner miliardario in direzione Magic Johnson e la comunità afro americana in generale). Tale evento destabilizzò, e non poco, l'attenzione dei mass-media nei confronti del Club e la concentrazione dei giocatori si quanto accadeva in campo. Il test iniziale contro gli Spurs, di questa edizione 2015, sarà un banco di prova importante per capire fino a dove potrà arrivare il team di coach Rivers.

San Antonio Spurs – Campionato “anomalo” quello degli Spurs che per oltre metà stagione hanno mantenuto un basso profilo ovvero nessuna striscia di vittorie sensazionale ed in fatti il record finale di 55-27 si è ridotto di sette unità rispetto a quello del 2013/14. Quello che i numeri non dicono, però, è l'incredibile aumentò d'intensità messa in campo da Duncan e compagni nella parte finale di stagione. Dal 15 Marzo al 15 Aprile 15 trionfi (di cui 11 consecutivi) e appena 4 sconfitte ovvero un ottimo biglietto da visita per i playoffs dove i “vecchietti” cercheranno di ripetere l'impresa dell'anno scorso. In tema “anni passati” il precedente Spurs-Clips più vicino a noi in ordine di tempo è quello avvenuto nel 2012: semi finali di Conference con dominio San Antonio (4-0). I Clips di oggi sono completamente trasformati (nello spirito e nella rosa), ma il solo Duncan vanta più esperienza a livello post-season di tutto il team avversario.

Houton Rockets – James Harden, considerato con Curry un serio candidato a ricevere il premio di MVP 2015, prosegue nella sua crescita di leader e gli anni in cui faceva da spalla al duo Durant-Westbrook sono ormai nel dimenticatoio. Oltre alla barba, per la quale era già famoso, Harden è diventato icona di impegno, dedizione e sopratutto vittorie. Capace di mantenere il rendimento del team elevato anche in assenza di Howard (ora comunque recuperato), Harden, ha portato i Rockets al secondo posto nell'infuocatissima Western Conference (dove una sconfitta di troppo avrebbe permesso a San Antonio di chiudere seconda e vincere la South-West Division). Era dai tempi di Hakeem Olajuwon, con tutto il rispetto nei confronti di Yao Ming, che i tifosi di Houston non si preparavano ad una post-season con delle aspettative cosi elevate. Il progetto iniziato appena due anni fa (quando Dwight preferì Houston a Los Angeles ed in chiusura di mercato 2012 arrivò proprio Harden) sta dando i frutti sperati ed i Rockets, dopo l'eliminazione a sorpresa dell'anno scorso (fattore campo sovvertito), vogliono mostrare al mondo che fanno sul serio arrivando fino in fondo.

Dallas Mavericks – Campionato enigmatico quello dei Mavs come del resto lo è il rapporto fra Rondo e Carlisle. Ad un avvio non dei più brillanti Cuban, sul record di 18-8, non ebbe dubbi ad acquistare Rajon dai Celtics e l'innesto dell'ultimo elemento del Big Four targato Boston sembrò andare alla perfezione. Il 21 Gennaio il record della Big D indicava 30 vittorie e 13 sconfitte. Alle prime sconfitte seguirono i primi “screzi” fra Rondo ed il suo nuovo allenatore che toccarono l'apice verso la fine di Febbraio quando Carlisle sospese Rajon reo di averlo mandato “a quel paese” - con toni sicuramente meno cordiali - durante il corso di una partita. L'innesto di Stoudemire, ripescato dopo il taglio dei Knicks, non ha spostato gli equilibri che si basano sempre sul monumentale Wunder Dirk, Monta Ellis, il ritrovato/ritornato Tyson Chandler e appunto Rondo. Secondo il parare degli esperti il successo di Dallas dipenderà in primis dall'armonia di quest'ultimo con Carlisle.

Come al solito, anche per questi Playoffs edizione 2015, la parola d'ordine e' sempre la stessa:
Enjoy The Game!


(Special Thanks to my Australian friend Alessandro)