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Nba Playoffs 2014
Prima di prendere in esame quali saranno le serie che daranno il via ai playoffs 2014 è giusto fare una menzione d’onore in direzione Phoenix. Sei mesi fa, quando iniziò il campionato, il club targato Arizona era stato indicato da tutti gli esperti come la squadra destinata a chiudere come fanalino di coda di tutta la NBA. Invece, infischiandosene di ogni previsione, i Suns hanno mantenuto il record vittorie/sconfitte sempre e abbondantemente oltre il 50% venendo eliminati dalla qualificazione alla post-season solo nell’ultima settimana di campionato. Dietro al mancato traguardo c’è “solo” la “sfortuna” di trovarsi nella Western Conference dove non è bastata una percentuale del 58.5% (48-34) per ottenere l’ottavo piazzamento. Inutile dire che meritava decisamente di più dal momento che nella Eastern Conference l’ultimo spot spetta agli Hawks fautori di un record negativo 38-44.
Atlanta, entrando nel vivo dei playoffs, sino a Febbraio è stata in grado di mantenere il proprio record oltre il 50% ovvero sino a 15 giorni dopo l’uscita di scena di uno dei carri trainanti, nonché All-Star, del gruppo Al Horford. Senza di lui Il record dei Falchi, percentualmente parlando, si è inabissato, tuttavia le addizione estive (Paul Millsap, Elton Brand) ed il confermato Kyle Korver sono comunque riusciti a non sprofondare nei bassi fondi e, complice anche il livello medio/basso generale della Eastern, l’hanno spuntata su Knicks e Cavs per qualificarsi di nuovo alla post-season (la prima dell’era post-Josh Smith). Con il #8 agli Hawks toccherà incontrare lo stesso club che affrontarono dodici mesi fa quando da sesti affrontarono gli allori terzi: Indiana Pacers. I ragazzi di Larry Bird e Frank Vogel , rispettivamente presidente e coach, è da inizio stagione che hanno una sola idea in testa: arrivare fino in fondo. La loro crescita è ormai costante: eliminati al primo turno nel 2011, giunti in semi finali di conference nel 2012 e approdati sino ad un passo dalle NBA FInals nel 2013 (battuti in gara 7 dagli Heat). Il 2014 per George e soci è il primo anno da testa di serie numero uno, perciò fattore campo sempre a favore sino alla finale, quindi l’ennesima conferma della loro crescita che potrà considerarsi completa solo con un anello da campioni.
Orfani di Derrick Rose, andato ko a Novembrfe e messo per l’ennesima volta in lista infortunati per tutto l’anno, i Bulls a stagione in corso hanno detto addio pure a Loul Deng (ceduto ai Cavs in cambio di Bynum – immediatamente tagliato), tuttavia i “Tori” hanno trovato in Joakim Noah il loro nuovo uomo franchigia. Finiti in una spirale di sconfitte appena appresa la notizia dei tempi di recupero di Rose i Bulls, trascinati dall’immensa energia del figlio del noto tennista francese, hanno trovato in Noah un nuovo leader capace di contagiare/trascinare tutto il gruppo Bianco-Rosso. Vittoria dopo vittoria il record è stato risanato e dalla pausa dell’All-Star Game in poi hanno risalito la china piazzandosi quarti. I loro diretti avversari sono la prima “novità” di questa edizione: i Washington Wizards. Gli stregoni di John Wall (finalmente) non sono solo riusciti a chiudere con un record superiore al 50%, ma hanno anche rimesso in calendario partite nella seconda metà di Aprile. Evento che non accadeva dai tempi di Gilbert Arenas. In campionato gli ex-Bullets hanno affrontato tre volte Chicago vincendo le prime due sfide (ad inizio gennaio) e perdendo l’ultima (avvenuta il 5 Aprile). Per gli Stregoni, visti i precedenti appena descritti, l’aver raggiunto la post-season è già un traguardo importante, ma se riuscissero ad imporsi sui Bulls sarebbe qualcosa di paragonabile alla vittoria dell’anello.
La parte “bassa” del tabellone si apre con un’altra novità e parliamo dei dinosauri d’oltreconfine targati Toronto. Smantellata tutta la squadra fra estate ed avvio campionato (via Bargnani e Gay), in molti si attendevano l’ennesima annata nei bassi fondi della lega. Tuttavia il venezuelano Vasquez, il lituano Valanciunas, la stella DeMar Derozan e il “poco amato” Kyle Lowry hanno subito legato bene ed approfittando della debolezza generale soprattutto della loro division, dopo un po’ di turbolenze iniziali (quando Lowry era sul mercato), hanno preso la testa dell’Atlantic quindi non l’hanno più lasciata. Alla fine hanno concluso con il miglior record di franchigia. Questo gli permetterà di avere il fattore campo per affrontare propria una rivale di Division, nonché una delle squadre più attesa alla vigilia di questo 2013/14: i Brooklyn Nets. Dopo tanto parlare il magnate russo ha aperto il portafogli aggredendo la scorsa campagna acquisti con le addizioni di Paul Pierce, Kevin Garnett, Andrei Kirilenko oltre alla conferma di Deron Williams. Le aspettative erano altissime per i Bianco-Neri, ma Jason Kidd (scaricato “l’invadente” Lawrance Frank) non è stato immune da critiche perché la prima parte di campionato è risulatata ben al di sotto di quanto ci si aspettava. Più volte etichettato come ad un passo dal licenziamento Kidd, alla fine, è riuscito a far quadrare il cerchio. Autori del miglior record casalingo per quanto riguarda i match disputati dal 01/01/2014 sino a fine stagione i Nets hanno chiuso con un record di 44-38. Ci si aspettava di più da loro, ma restano comunque un team ricco di esperienza e che nessuna avversaria vorrebbe affrontare nella corsa al titolo.
Chiude la Eastern Conference la sfida Heat – Bobcats. Miami è lanciata verso il terzo titolo in tre anni ( e quarta finale in quattro anni), ma molto dipenderà dalle condizioni fisiche di Dwyane Wade (spesso fermo per infortunio al ginocchio) e dalla “fame di vittorie” del resto del club (eccezione fatta per James – il quale sembra non volersi arrestare mai). Il loro primo avversario è, almeno sulla carta, un semplice “passatempo” perché i poveri Bobcats con le loro statistiche (al numero 23 per punti segnati e al numero 4 per punti concessi agli avversari) sembrano davvero un pro-forma per Miami.

Quanto accaduto dodici mesi fa era stato considerato da molti come “l’ultimo ballo” degli Spurs, ma San Antonio ancora una volta, per l’ennesima volta, non ha assolutamente ceduto il passo. Duncan, Ginobili e Parker confermano una longevità a dir poco straordinaria, come straordinario è il lavoro svolto da coach Popovich capace di farli ruotare nel modo giusto e di non soffrire l’uscita di scena di Gary Neal e allo stesso tempo inserire alla perfezione Marco Belinelli. Per la terza volta in quattro anni gli Speroni chiudono ai vertici della Western Conference anche se il loro primo turno, considerato l’elevato livello agonistico dell’Ovest, è già un esame importante. Gli avversari sono i colleghi rivali Texani della Big D. Dallas ha trovato in Monta Ellis e Jose Calderon, entrambi arrivati in estate con Dalembert, due giocatori su cui fare affidamento costante oltre all’ormai volto della franchigia Dirk Nowtizki. In campionato Mavs e Spurs si sono incontrate quattro volte finendo sempre con punteggio piuttosto vicini, ma con un record di 4-0 in favore dei Nero-Argento.
Restiamo in Texas anche per la seconda sfida della Western Conference dove ad avere il fattore campo saranno gli Houston Rockets di Dwight Howard. La scelta dell’ex-Magic di rifiutare il maxi contratto targato Lakers per spostarsi nella Città con il Downtown più grosso degli Stati Uniti, almeno per adesso, è una scommessa vinta. L’ex-Magic, infatti, si è subito sentito a proprio agio fra Harden e Lynn andando cosi a chiudere una stagione fatta da 54 vittorie e 28 sconfitte, ma la cosa più importante è che a far parlare di lui sono di nuovo le sue cifre e non le lamentale (come invece accadeva in casa Lakers). Howard ha già dimostrato, con Orlando, di saper arrivare fino in fondo se supportato a dovere e Houston spera di riuscirci a partire dalla serie d’esordio con i Blazers. Completamente ricostruita nel giro di un paio d’anni Portland è stata senza ombra di dubbio una delle sorprese d’avvio campionato 2013/14. Il 26/12, complice anche un calendario dove tante partite erano duelli con team dal record negativo, il record di Lillard e soci poteva essere argomento del telefilm “ai confini della realtà”: 24 vittorie – 5 sconfitte. La stanchezza e la presenza di sfide più “importanti” (ad esempio incontri ravvicinati con Thunder, Pacers, Rockets, Warriors e Clippers) hanno ridimensionato il record dei Trail Blazers il cui curriculum contro Houston non è proprio un buon biglietto da visita (3 sconfitte – 1 vittoria).
Inaspettatamente eliminati al primo turno dei playoffs 2013, 4-2 per mano dei Grizzlies, i Clippers hanno aperto la scorsa off-season andando prima di tutto a caccia di Doc Rivers quindi hanno confermato Chris Paul ed hanno aggiunto Dudley e Redick (oltre a confermare Barnes e Hollins). Il motore della squadra, però, continua ad essere Blake Griffin (serio pretendente al titolo di MVP). Sempre ai vertici della Pacific, i Clips, hanno mantenuto un andamento costante per tutto il campionato riuscendo così a staccare in modo decisivo i Warriors ovvero, con i Lakers subito fuori dai giochi, i rivali maggiormente accreditati per “strappargli” il titolo di Division. Il destino, però, li ha voluti mettere ancora una volta l’una di fronte all’altra ed infatti Golden State esordirà proprio a Los Angeles. Se l’altranno i tifosi dei Warriors festeggiavano la seconda qualificazione alla post-season in 19 anni quella attuale è la seconda consecutiva. In campionato i club si sono incontrati 4 volte con un record di 2-2. Sulla carta i favoriti sembrano essere i Clips, ma i Warriors non sono nuovi ad imprese fuori dall’ordinario dunque sottovalutare Stephen Curry, secondo molto il vero erede di Allen Iverson, e soci potrebbe risultare letale.
Chiude il tabellone della Western, e le sfide al primo turno di playoffs, quella che 12 mesi fa era una delle semi-finali di conference: Thunders Vs Memphis. Orfani di Westbrook i Thunder, favoriti per arrivare (di nuovo) sino in fondo, caddero 4-1 (tutte partite con scarto contenuto) dunque, tornando a parlare del 2013/14, il primo obiettivo di Durant (secondo l’opinione di molti l’MVP dell’attuale stagione regolare) e del ritrovato Westbrook sarà proprio quello di “vendicarsi” sugli Orsi targati Tennessee. Questi ultimi si sono qualificati ai danni dei già citati Phoenix Suns e nonostante l’approdo alla post-season, complice il lungo infortunio a Marc Gasol, hanno giocato molto al di sotto delle aspettative. Infatti dopo aver raggiunto le scorse finali di conference, secca eliminazione per mano degli Spurs, i Grizzlies pare abbiano perso la grinta messa in mostra lo scorso anno.

Come al solito, anche per questi Playoffs edizione 2014, la parola d'ordine e' sempre la stessa:
Enjoy The Game!


(Sepecial Thanks to Alessandro)