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Nba Playoffs 2010

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A cappeggiare la Eastern Conference con il miglior record non solo dell’Est ma di tutta la NBA come 12 mesi fa troviamo i Cavs. Rispetto all’altranno, però, la squadra ha subito una trasformazione: l’uomo franchigia rimane (non si sa ancora per quanto) LeBron James aiutato dal “fido” Mo Williams; mentre al loro fianco si sono affacciati Shaquille O’Neal e Antawn Jamison. Il Diesel, arrivato in estate, è stato acquistato proprio per le lotte sotto canestro dei playoffs dove nell’edizione 2009 nessuno era stato in grado di badare a Dwight Howard. Invece Jamison arriva dalla “svendita” dei Wizards decisi a ricostruire la squadra. Nella Eastern Confence Cleveland, che vanta pure Ilgauskas e Varejao, è di nuovo la squadra favorita per arrivare fino in fondo anche se l’incognita Shaq (fermo da oltre due mesi) e le potenziali distrazioni di James (prossimo ad essere free-agent) potrebbero giocare brutti scherzi. Al primo turno i ragazzi di Coach Brown dovranno vedersela con i fenomenali Chicago Bulls. Meno di un mese fa Derrick Rose, nel giro di anno diventato l’uomo franchigia della Città del Vento, aveva pubblicamente promesso che i suoi Bulls avrebbero fatto i playoffs nonostante provenisse da un infortunio alla caviglia e mancasse una buona fetta del nucleo principale (Deng-Noah). Nessuno lo prese sul serio, ma i Bianco-Rossi hanno risanato il proprio record, sorpassato i Raptors e per il secondo anno di fila tagliano in volata l’obiettivo post-season. Uscire dal primo turno sarebbe un’impresa a dir poco epica, comunque per loro il solo fatto di esserci rappresenta un traguardo notevole.
A darsi battaglia per affrontare la vincente di Cavs-Bulls troviamo due squadre principalmente caratterizzate da momenti di alti e bassi per tutta la durata del 2009/10. Parliamo degli Heat che dovranno affrontare con il fattore campo a sfavore i Celtics. Proprio il fattore campo rappresenta un grosso punto interrogativo per i campioni Nba 2008: Garnett, Allen e Pierce nell’anno del titolo, come in parte anche lo scorso, nella mura del Garden erano una corrazzata che non temeva rivali. La “magia” dei Bianco-Verdi, però, sembra essersi esaurita con l’avvio della stagione 2009/10 dal momento che solo nell’ultimo mese sono usciti sconfitti sul loro campo contro Knicks, Rockets, Bucks e Raptors. Se Rondo si è affermato come un elemento indispensabile non si può dire lo stesso delle addizioni Wallace (ci si aspettava qualcosa di più) e Nate Robinson (finora abbastanza deludente). La squadra che va ad affrontare il team di Coach Rivers, però, non è immune dalle critiche. Per Miami la buona notizia è che arrivano ai playoffs per il secondo anno di fila; la brutta è che ci arrivano sempre ed esclusivamente grazie a Dwyane Wade. Quando Flash a metà campionato circa, subito dopo l’All-Star Game, si è fermato il record dei Campioni NBA 2006 è colato a picco senza mezzi termini. Se Boston dovesse trovare un modo efficace per chiudere gli spazi a Flash l’eliminazione 4-0 è dietro alle porte. Anche Dwyane, come LBJ, finito il campionato dovrà iniziare seriamente a valutare come muoversi in estate.
“Squadra che vince non si cambia” è il motto degli Hawks i quali, dopo le innumerevoli stagioni vissute nei bassi fondi della Lega, continuano a crescere passando dal quarto posto nel ranking della Eastern Conference 2009 al terzo del 2010. In estate la squadra, come detto, è rimasta praticamente la stessa con la “sola” aggiunta di un realizzatore pure come Jamal Crawford. Quest’ultimo si è integrato al 100% con il resto della squadra, superando le più rosee aspettative e mettendo a tacere gli scettici che lo etichettavano come un elemento di disturbo, diventando il sesto uomo ufficiale. Attualmente risulta un serio candidato al trofeo “Sesto uomo dell’anno 2010”. Il leader, però, rimane Joe Johnson aiutato da Bibby (regia), Smith e Horford (sotto i tabelloni) e dalla grinta di Williams e Pachulia. Nell’edizione 2009 raggiunsero il secondo turno per poi essere spazzati via dai Cavs con un netto 4-0. Quest’anno dispongono di nuovo del fattore campo e se passeranno il primo turno dovranno vedersela, molto probabilmente, con la squadra che 12 mesi fa mise KO i Cavs ovvero i Magic. Prima di parlare di Orlando, però, restiamo su una delle sorprese del campionato 2009/10: i Bucks. Nei ranking di inizio stagione nessuno avrebbe scommesso un solo centesimo sulla loro presenza ai playoffs ( messa ancora più in discussione dall’uscita di scena di Michael Redd). Guidati dall’ex-Roma Brandon Jannings (fra i candidati per il trofeo di rookie dell’anno), dal ritrovato Carlos Delfino e dall’australiano Andrew Bogut i Bucks sono rimasti in zona playoffs sin dal primo mese e grazie ad un record di 46 vittorie e 36 sconfitte si sono qualificati come quinti. Merito del successo va condiviso con John Salmons acquistato da Chicago nell’ultima parte del campionato e subito in grado, come del resto già visto nella Wind City quando arrivava da Sacramento, di confermarsi come principale opzione offensiva nel roster di Scott Skiles. L’assenza di Bogut, infortunato alla spalla, mano e al gomito, non facilita le cose per i “Cerbiatti” i quali , però, era dal 2004 che non arrivavano ai playoffs con un ranking cosi alto.
Chiudono le sfide della Eastern Conference Magic e Bobcats. I vice-campioni Nba 2009 hanno stravinto la scommessa “scambi” fatta appena eliminati dai Lakers lo scorso giugno. Tutto il mondo criticò l’arrivo di Vince Carter da Toronto in favore della cessione di Hedo Turkoglu. Come sono andate le cose, però, oggi è sotto gli occhi di tutti: Turkoglu si è letteralmente addormentato sugli allori dopo aver firmato un maxi-contratto (a Toronto sono davvero pochi quelli felici di averlo in squadra), mentre Carter (forse rinvigorito dall’aria di casa) è diventato uno dei pilastri nella formazione di coach Van Gundy. Tutto, e non potrebbe essere altrimenti, continua a ruotare intorno a “Superman” Dwight Howard oggi considerato all’unisono come il centro puro più forte della Lega. Rashard Lewis e Jameer Nelson sono gli altri elementi del quintetto base di Orlando che vantano sesti uomo del calibro di Pietrus, Gortat e Reddick. I Magic, con Cleveland, fanno parte dei favoriti della Eastern Confence. Chiude il tabellone con lo spot numero 7 una delle novità 2010: i Charlotte Bobcats. Mai in grado di raggiungere la post-season le Linci ci sono riusciti proprio nel primo anno di Jordan come owner di maggioranza. Il merito, però, va a tutte la squadra come all’allenatore. Coach Brown ha fatto un splendido lavoro con Wallace (convocato al All-Star Game), Felton e gli ex-Suns Bell e DIaw. Senza contare l’innesto non facile di Stephen Jackson. Ai Warriors, da dove è stato ceduto, aveva fatto un elenco di squadre indicate da lui come preferenze ed invece e finito in una delle realtà più perdenti della lega. Jackson, però, si è subito adattato ed ora i Bobcats sono ad un passo dal debutto nei primi playoffs della loro storia.

Per il terzo anno di fila la Western Conference viene vinta dai Los Angeles Lakers. La dirigenza Giallo-Viola ha deciso di togliere ogni tensione legata ai contratti estendendo, nel corso dell’anno, Pau Gasol e Kobe Bryant (circa 90 milioni di dollari spalmati in tre anni). Mr. 81 ed il Catalano sono le due costanti della squadra sulla quale, però, ci sono tanti punti interrogativi che saranno sciolti solo con la vittoria del titolo. Il primo riguarda Ron Artest: il suo inserimento sino ad oggi non ha fatto “scintille”, ma non è un segreto per nessuno che i Lakers puntano ad un suo cambio di rendimento nei playoffs dove si dovrà occupare degli esterni avversari più insidiosi. Riuscirà a fare la differenza? Il secondo punto interrogativo riguarda Derek Fisher: considerato al capolinea da molti, negli scorsi playoffs fu fondamentale per il titolo con le sue bombe arrivate nei momenti chiave delle partita. Riuscirà a ripetersi? Il terzo riguarda Bynum: fermo da quasi un mese per problemi al tallone d’Achille nessuno conosce le sue reali condizioni. Come si presenterà ai playoffs? L’ultima domanda riguarda la panchina: Odom sta guarendo da un infortunio ed il resto della panchina (a partire da Vujacic) non sembra convincere come l’altranno. Che influenza avranno sulle partite? Di sicuro i Lakers sono una squadra forte, chiudere in vetta alla Western non è una “passeggiata”, ma solo la vittoria del titolo spazzerà via ogni possibile polemica e convincerà Phil Jackson a rinnovare. A vedersela con la corrazzata di Kobe e soci c’è un’altra delle novità 2010: gli Oklahoma City Thunder. Coach Brooks è il più gettonato dai sondaggio come vincitore del trofeo di coach dell’anno e se non dovesse vincerlo sarebbe uno scandalo perché in due anni ha cambiato volto e mentalità alla franchigia ex-Sonics. Trascinata da un fenomenale Kevin Durant, in molti lo vogliono come MVP, i Thunder hanno sempre tenuto il piede sull’acceleratore per tutta la durata del campionato arrivando così ai palyoffs che solo 12 mesi fa parevano un miraggio. La qualificazione non è merito solo di Durant, ma dietro di lui c’è una squadra costruita “ad-hoc” per convivere con KD35 dove sono tornati alla ribalta giocatori “scomparsi” come Krstic e Sefolosha. Green e Westbrook invece sono titolari inamovibili al fianco di Kevin. Superare il primo turno per i giovani “Tuoni” è quasi impossibile, ma il fatto di esserci rappresenta un punto di inizio e una conferma sulla quale proseguire la costruzione della squadra.
Calate un po’ di rendimento nella fase finale del campionato troviamo a sfidarsi faccia a faccia i Nuggets ed i Jazz. Denver per tutto il primo turno, salvo sorprese, dovrà fare a mano del loro allenatore George Karl (in guarigione dal trattamento di chemioterapia) e potrà contare su un decimo dell’energia di Kenyon Martin. Diventato l’uomo immagine della difesa dei Nuggets K-Mart si è fermato per problemi ad un ginocchio e nonostante sia tornato in azione nelle ultime partite ha mostrato di trovarsi ben distante dal 100% (in estate molto probabilmente si farà operare). Per Billups, ‘Melo ed il resto dei Nuggets, dotati del fattore campo a favore, non è di sicuro una buona notizia perché dovranno affrontare una delle sorprese della stagione dotata di tre lunghi “micidiali”. Parliamo ovviamente degli Utah Jazz dove contro ogni prognostico Carlos Boozer non solo fa ancora parte del team, ma risulta pure uno dei leader principali. Quando nella passata off-season venne firmato Millsap la partenza di Boozer era data come imminente. Utah, però, non l’ha ceduto e dopo un avvio un po’ turbolento Carlos si è imposto come il miglior lungo degli uomini di coach Sloan. Dietro di lui Okur, centro titolare, e appunto Paul Millsap. I tre poi possono essere affiancati da Andrei Kirilenko. Il russo non è più negli anni d’oro del 5x5, ma rappresenta sempre una forza da non sottovalutare. Il tutto viene guidato da Deron Williams. Sulla carta le potenzialità dei Jazz, con in panchina un veterano del calibro di Sloan, sono davvero illimitate.
In grado di ottenere il terzo posto nella Western, quindi evitare i Lakers all’eventuale secondo turno, solo nell’ultima partita di campionato troviamo una formazione che 12 mesi fa stava già facendo le valigie per andare in vacanza: i Phoenix Suns. Ceduto il “lento” Shaquille O’Neal la squadra dell’Arizona senza addizioni particolari è riuscita (a sorpresa) ad imporsi nella Conference più difficile delle due. L’asse dell’attacco resta in mano al duo Nash (confermato 12 mesi fa) – Stoudemire. Al loro fianco Phoenix continua a credere in Jason Richardson e Grant Hill (pure lui rinnovato). Merito del successo, però, deve essere pure attribuito a Robin Lopez che nel ruolo di centro permette ad Amare di esprimersi ai massimi livelli da ala grande. La brutta notizia per i Suns arriva proprio dall’infermeria: per problemi alla schiena Lopez continuerà a restare fermo almeno per tutto il primo turno. Stesso verdetto, ma con conseguenze potenzialmente più gravi, proviene dai medici dei Blazers i quali hanno trovato il menisco di Roy parzialmente rotto. Se riuscirà a giocare Roy non potrà farlo di sicuro al 100% e dal momento che si tratta dell’uomo franchigia in grado di eccellere in ogni reparto (punti, rimbalzi e assists) non aiuta di sicuro il team di Coach McMillan l’altranno eliminato da Houston nonostante il fattore campo a favore. Di sicuro i suoi colleghi daranno l’anima, ma senza Roy superare il primo turno contro i Suns non è facile.
Chiude la Western-Conference l’unico “deja-vu” degli scorsi playoffs: Dallas Mavericks Vs San Antonio Spurs. Unica differenza il fattore campo che passa dai Nero-Argenti ai Bianco-Blu. La coppia Nowitzki-Kidd, al contrario di tanti prognostici, è stata in grado di imporsi fin da subito tanto nella Conference come nella Division e nell'ultima giornata di campionato si è laureata come testa di serie numero due. Oltre al sopracitato duo il successo arriva anche da Jason Terry (pure lui candidato, come il già citato Crawford, a sesto uomo dell’anno) e all’acquisto estivo Shawn Marion. Altra addizione basilare è stata quella di Caron Butler e Brendan Haywood da Washington. Già una volta hanno ribaltato ogni prognostico concludendo dove nessuno se lo aspettava quindi non ci sarà da stupirsi se eventualmente riusciranno a ripetersi nella off-season 2010. Ritornando al “deja-vu”, l’altranno, scioccarono gli Spurs con una netta vittoria 4-1. I Nero-Argento dalla batosta incassata decisero di migliorare il proprio roster acquistando Richard Jefferson dai Bucks. Per tutto il campionato, però, RJ è stato soggetto a critiche perché il suo rendimento è ben al di sotto di quanto fatto vedere a Milwaukee o come negli anni d’oro dei Nets. Complicano ulteriormente le cose al team di Coach Popovich l’assenza prolungata di Tony Parker costretto a fermarsi per frattura ad una mano. Depone a favore dei nero-argento, invece, un fenomenale Manu Ginobili che da quando il francese è andato ko sta mettendo a referto una prestazione magistrale dietro l’altra. Stesso discorso vale per Tim Duncan il quale per il dodicesimo anno di fila conclude con una doppia-doppia di media. Per gli Spurs, dove si sono affermati pure Hill e Blair, vincere non è impossibile, ma di sicuro non sarà un’impresa facile. Come al solito, anche per questi Playoffs edizione 2010, la parola d'ordine e' sempre la stessa:
Enjoy The Game!