La biografia di
Donyell Marshall
Biografia aggiornata a fine stagione 2007/08
La storia di Donyell Lamar Marshall inizia il 18 Maggio 1973 in una citta’
situata alle porte di Philadelphia chiamata Reading. Fu proprio in questo luogo
che il giovane Donyell venne a contatto con il mondo del basket mentre in TV
il suo “eroe” preferito diventava il mitico Doctor J che, nel 1983
quindi dieci anni dopo la sua nascita, porto’ la coppa di Campioni NBA
nella Citta’ dell’Amore Fraterno.
Marshall, come buona parte dei giocatori attualmente presenti nella NBA,
disputo’ gli anni della High School nella scuola locale (in questo caso
la Reading High School) e durante l’ultimo anno venne paragonato per
la prima volta a Julius Erving. Ovviamente il paragone deve essere trattato
con le giuste proporzioni ma la statura, l’atletismo, l’energia
sprigionata sul terreno di gioco e il modo in cui attaccava il canestro fece
si che’ molti scout di College videro in lui tutte le qualita’
perche’ potesse esplodere e diventare un ottimo giocatore. Donyell,
fra le varie lettere di reclutamento ricevute, opto’ per un Ateneo non
troppo distante da casa sua che era allenato da un Coach per il quale nutriva
una profonda stima: Jim Calhoun.
Nelle fila della University of Connecticut (piu’ comunemente chiamata
“Uconn” ) le sue prestazioni andarono crescendo fino a quando,
al termine del 1993-94, era considerato come uno dei migliori prospetti non
solo della East Coast ma di tutto il Paese. Partendo dall’inizio della
sua carriera al College, da fresh-man, il suo utilizzo arrivo’ a 26.8
minuti a partita (in 30 incontri) nei quali fece registrare delle ottime cifre
che gli garantirono un posto nel quintetto ideale dei Rookie della propria
Division: 11.1 punti, 42.4% dal campo, 6.1 rimbalzi, 2.6 stoppate, 1.5 assists
e 1 palla rubata. Il tiro da fuori, oggi una delle sue principali caratteristiche,
fu un’arma che introdusse solo nel secondo anno quando passo’
dal 24.2% del 93-94 al 37% fatto registrare come Sophomore. Aumento’
anche la fiducia di Callhoun nei confronti di Marshall che gli diede circa
cinque minuti in piu’ a partita (31.6) rispetto all’anno precedente.
Questi, nonostante non fosse molti, furono a sufficienza perche’ le
sue cifre schizzarono verso l’alto e complessivamente concluse con:
17 punti, il 50 % dal campo, 7.8 rimbalzi, 2.1 stoppate, 1.4 palle rubate
e 1.1. assists ad incontro.
La sua stagione migliore, parliamo sempre a livello di College, arrivo’
da Junior quando si era unito alla squadra di Uconn un altro ottimo giocatore
ovvero
Ray Allen. Donyell Marshall
resto’ il punto di riferimento per la squadra e Calhoun continuo’
a farne il terminale offensivo numero uno: i suoi minuti salirono a quota 34
ed i suoi numeri confermavano il suo status di ottimo

Donyell Marshall fa il suo ingresso nella Nba con la maglia dei Minneosta
T. Wolves..
giocatore. In 34 partite realizzo’ 25.1 punti, 51% dal campo, 31% da oltre
l’arco, 8.9 rimbalzi, 3.3 stoppate, 1.6 assists ed 1.3 palle rubate. Le
sue cifre si fecero “largo” anche a livello nazione dove Marshall,
dopo essere stato nominato miglior giocatore Big East, arrivo’ secondo
nelle votazioni del premio di Miglior Giocatore di College di tutti gli States
(a vincere tale trofeo fu
Glenn Robinson)
e venne inserito nel primo quintetto ideale All-American.
Dopo un’annata piena di prestigiosi riconoscimenti ad ogni livello Marshall
decise di lasciare il college per inserire il proprio nome in quelli disponibili
per il Draft 1994. Sicuramente e’ stato uno dei migliori giocatori di
UConn (lascio’ l’Ateneo come il miglior stoppatore di tutti i tempi
e sesto realizzatore di sempre) e sono in molti ad aver ragione di credere che
se si fosse fermato ancora un anno, con la maturazione di Ray Allen, avrebbe
potuto vincere anche un titolo NCAA. Donyell in quella che oggi viene chiamata
come “Green Room” (ovvero la stanza dove i futuri rookie NBA aspettano
una chiamata da parte di una franchigia) non dovette attendere molto: con il
numero uno fu selezionato Glenn Robinson dai Bucks; al numero due fu la volta
dei Mavs con
Kidd; al terzo posto
tocco’ a Grant Hill salire sul podio chiamato dai Pistons; ed infine,
con il quarto numero assoluto, furono i Wolves a fare di Marshall la propria
scelta.
Minnesota, all’epoca senza Kevin Garnett (sarebbe
arrivato un anno dopo), voleva farlo diventare uno dei pilastri della squadra
ma, dopo 40 partite (in cui Donyell, 8 volte titolare, fece registrare 10.8
punti, 4.9 rimbalzi, 1.4 rimbalzi e 1.25 palle rubate in 25.9 minuti di utilizzo)
i progetti della franchigia cambiarono radicalmente. Infatti sulla costa Ovest,
in maglia Warriors, era presente Tom Gugliotta, all’epoca considerato
come un giocatore di medio/alto livello, che stava soffrendo tantissimo la
pressione messa su di lui dai tifosi e dai mass-media locali. Infatti Tom
arrivo’ nel 1994 a Golden State da Washington come contropartita di
Chris Webber e ogni azione di Gugliotta (sia in campo che fuori) veniva valutata
e paragonata rispetto a quanto aveva fatto vedere in passato C-Web nella Bay
Arena. La situazione per il giocatore e per i Warriors divenne presto insostenibile;
per risolverla fu organizzata una trade con lo scopo di inviare Gugliotta
a Minnesota e ricevere, come contropartita, un rookie dalle ottime qualita’
ovvero Donyell Marshall. Quest’ultimo fece registrare un incremento
in ogni voce: 14.8 punti, 6.5 rimbalzi, 1.5 assists e passo’ dal 37.4%
dal campo al 41.3%. A fine anno fu inserito nel secondo quintetto ideale dei
rookie.

Ed eccolo con la nuova divisa dei Golden State Warrios dove prese il posto
di Gugliotta.
Donyell, nonostante il buon avvio di carriera, disputo’ le successive
due annate con parecchi problemi ed il suo rendimento calo’ in modo
drastico. Probabilmente per problemi di adattamento, pressione ed incomprensioni
con l’allenatore nel 1995-96 (salto’ 19 partite per decisione
del coach e scese in campo per 62 volte ma con soli 15.1 minuti a disposizione)
concluse con 5.5 punti; mentre nel 96-97 non riusci’ a fare molto di
meglio (saltando nuovamente una ventina di partite per decisione del coach
e restando sul terreno di gioco per 16.8 minuti) terminando con 7.3 punti
e 4.5 rimbalzi.
L’anno della “riscossa” arrivo’ con il 1997-98 dove
finalmente riusci’, anche se fu costretto ad iniziare dopo e finire
prima la stagione in seguito a degli infortuni, a mostrare il proprio valore.
I minuti a sua disposizione salirono a 35.8 e quasi tutte le sue cifre raddoppiarono:
15.4 punti, 8.6 rimbalzi, 2.2 assists, 1.3 stoppate ed 1 palla rubata erano
i numero di Donyell collezionati in 73 parte di utilizzo. Si mantenne sugli
stessi valori anche nella stagione del lock-out (98-99) per poi raggiungere,
per la prima volta in carriera, la doppia doppia di media nel campionato 1999-2000.
Infatti con 14.2 punti e 10 rimbalzi (ai quali aggiungeva 2.6 assists, 1.06
palle rubate e 1.06 stoppate) divento’ uno degli unici otto giocatori
NBA a chiudere l’annata in doppia doppia (fra gli altri membri di questo
“club” spiccavano nome di primissimo livello come:
Shaquille
O’Neal,
Tim Duncan, Kevin
Gernett e Chris Webber).
Durante l’estate del 2000 i Warriors lo inserirono in una trade a quattro
con Utah, Dallas e Boston. La destinazione di Marshall era lo stato dei Mormoni
dove Jerry Sloan, coach del team, aveva intenzione di utilizzarlo come back-up
dei propri lunghi e quindi con lo scopo

Ed eccolo in azione con gli Utah Jazz. Sotto la guida di Coach Sloan si trovo'
davvero bene.
principale di fare riposare maggiormente un “non piu’ giovanissimo”
Karl Malone. Inseritosi alla perfezione nel sistema
di gioco dei Jazz, a meta’ campionato circa, fu promosso ad ala piccola
titolare. La sua percentuale dal campo fu di 50.3% ovvero la piu’ alta
di sempre (almeno fino a quel momento) e complessivamente termino’ dietro
al Postino come miglior realizzatore e rimbalzista con 13.6 punti, 7 rimbalzi
ai quali aggiungeva 1.6 assists e 1.05 palle rubate ad incontro. La presenza
di Marshall a Salt Lake City prosegui’ anche nella successiva stagione
dove mise a referto un primo mese a dir poco elettrizzante: tenne una media
di 19.4 punti, 8.7 rimbalzi, 1.07 palle rubate e 1 stoppata tirando con il 59.1%
dal campo e il 41.7% da oltre l’arco. Sfortunatamente diversi infortuni
lo costrinsero a restare fermo e saltare un totale di 24 partite ma riusci’
comunque a disputare un’ottima annata concludendo come terzo di tutta
la NBA per percentuale dal campo (51.9%).
Nel estate del 2002, avendo trascorso due ottime di ottimo livello ai Jazz,
divenne uno dei free-agent piu’ quotati del mercato e molte franchigie
cercarono di reclutarlo. A “trionfare” furono i Bulls che lo acquistarono
con lo scopo di schierarlo in campo al fianco di Chundler e Curry, formando
cosi’ una delle front-line piu’ alte di tutta la lega. Scese in
campo per 78 volte (in 53 partite fu titolare) e a fine annata risultato il
decimo miglior rimbalzista della NBA con 9 carambole raccolte ad incontro.
A questi aggiungeva 13.4 punti, 1.22 palle rubate e 1.09 stoppate. Risulto’
essere anche il miglior realizzatore di doppie-doppie della franchigia con
un totale di 30. Da sottolineare che per la prima volta in carriera utilizzo’
il tiro da fuori con costanza e concluse con il 37.9% da tre.
L’anno seguente, 03/04, dopo 16 partite fu mandato a Toronto con Jalen
Rose e Lonny Baxter in cambio di Antonio Davis, Jerome Williams e Chirs Jefferis.
In Canada venne sempre utilizzato nel suo ruolo preferito, ovvero quello di
ala grande titolare, e nelle 66 partite giocate oltre confine fece registrare
il suo massimo in carriera

I rimbalzi sono sempre stata una delle sue "specialita' " preferite.
(almeno sino a questo momento) per punti (16.2),
percentuale da oltre l’arco (46.7%), rimbalzi (10.7), stoppate (1.58)
e palle rubate (1.21).
Le sue cifre nel 04/05 registrarono tutte un calo ma bisogna tenere conto che
non si integro' molto bene con lo spirito dei “giovani” Raptors
e fu piu’ volte vicino ad una cessione. Il coach lo utilizzo' poco, preferendo
far fare esperienze ai nuovi arrivi, e gli infortuni lo hanno tenuto lontano
dal campo per una ventina di partite circa. Complessivamente e’ sceso
in campo per 65 incontri (solo 2 volte titolare) e con un minutaggio pari a
25.3 (il piu’ basso in carriera escludendo le due annate “no”
ai Warriors). Le sue cifre parlavano di: 11.5 punti, 6.6 rimbalzi e 1.2 stoppate
a partita. Pero’ e’ da sottolineare il fatto che abbia continuato
ad utilizzare con costanza il tiro da oltre l’arco (44.3% di media) facendolo
diventare una delle sue “armi” preferite per attaccare il canestro.
Proprio quest'ultima sua caratteristica, oltre alla sua naturale capacita’
di afferrare i rimbalzi e stoppare, lo porto' ad essere uno dei giocatori piu’
ambiti sul mercato estivo del 2005. Cleveland, New York e Miami erano le franchigie
maggiormente interessate a lui che, dopo aver dialogato con tutte, decise di
firmare un contratto con i Cavs. Nel Ohio si uni' a
LeBron James e Ilgauskas dove finalmente riusci' a portare la squadra ai
playoffs (traguardo che Cleveland mancava dal 1997/98). Il compito principale
di Donyell rimane sempre lo stesso: piazzarsi sul perimetro e attendere per
punire i raddoppi su LeBron James. Complessivamente concluse la stagione regolare
(9.3 punti, 6.1 rimbalzi e 1.2 stoppate) con il 39.5% da oltre l'arco e nei
playoffs (9.5 punti, 5.6 rimbalzi e 1.2 stoppate), nonostante la pressione e
il peso del pallone, si confermo' con il 39.1%
Dopo il largo impiego di Marshall nella passata stagione (quasi 26 minuti a partita) nel 2006/07 Coach Brown ridusse drasticamente il minutaggio dell’ex-Raptors (16.8 di media) e di conseguenza si registro’ il crollo delle cifre a 7 punti, 4 rimbalzi, 0.5 stoppate a partita. Nei playoffs per Donyell ando’ ancora peggio perche’ gli furono concessi appena 10 minuti di media a partita e le sue medie toccarono i 3.5 punti, 2.2 rimbalzi e 0.2 assists. Da sottolineare anche come il tiro da tre punti, la specialita’ per cui i Cavs decisero di assumerlo, sul palcoscenico piu’ importante della stagione (la finale nba) tocco’ i mini storici con il 18.2%.
Vediamo come ha concluso il 2007/08:
Punti |
Rimbalzi |
Stoppate |
3.5 |
2.9 |
0.6 |
L’evidente cambio di “idea" emerso nella passata stagione (leggi anche sviluppare giovane tiratori – Gibson – e ali forti – Varejao) aveva fatto ipotizzare una sua cessione gia’ durante l’estate 2007 ma invece Cleveland resto’ immobile. Arrivati a meta’ febbrario, pero’, i dirigenti dei Cavs misero a segno una trade a tre, con Bulls e Sonics, e Marshall venne mandato a Seattle come contropartita di Wally Szczerbiak. Arrivato nella “Citta’ della Pioggia” Marshall disse di non essere felice del suo status ed in effetti un veterano a fine carriera in una squadra in piena ricostruzione, dunque disposta a fare giocare i giovani (quindi a perdere), e’ un po’ come un “pesce fuor d’acqua”. Nella off-season 2008 non si esclude possa essere ceduto oppure tagliato. In quest’ultimo caso diventerebbe free-agent e non ci sarebbe da stupirsi se optasse per appendere le scarpe al chiodo.
Per scoprire la galleria fotografica di Marshall cliccate sul link sottostante. Buona visione!